A me è ‘a virgola che me frega…

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La commessa non-bella-presenza.

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Tacchesi?! (Il portale dell’aeroporto)

Sembra che il comune di roma abbia deciso di adottare la linea dura contro il taxi abusivo.

Bene.

Ricordatevi che io so’ cretino. E non capisco.

Se io avessi dovuto estirpare il fenomeno dell’abusivismo che avrei fatto? Una frotta di finanzieri in borghese che salgono sul “tacchesi” di uno di questi abusivi, si fanno accompagare a Regina Coeli, all’arrivo contestano la mancanza del tassametro, della licenza, della ricevuta, della partita iva: sequesto della vettura e ritiro della patente.

Ma io so’ cretino.

Non Posso Permettermelo...

Detti da addetti – Volume 1, Numero 1

L’espressione di oggi è

E quant’altro

1. Dicesi di “eccetera” occorrente sopra la linea del Po.

“Sono le 12 e trénta e quant’altro”

2. Detto da persona a corto di alternative.

“Mi piace ciulare a quant’altro”
(leggasi: “Vivo di pippe”)

Mpàrate ‘r lessico (Ma chi t’amparato a scrive)

Al prossimo che che scrive “Gli pneumatici” notificheremo il decreto di espulsione.

Offerta speciale: stesso trattamento anche per “Gli Emersonleichepalmer”.

Se vorrà tornare in Italia, dovrà farlo come clandestino…

Never more without – Volume 1, Numero 1

Non Posso Permettermelo...

Tempus Fugazi (Ars est penuria)

Ricordo un tale Richard Benson, romanissimo inglese, che aveva una bella chioma da trans e vestiva tutto pelle e borchie, e conduceva un programma su una Telequalcosa intitolato Ottava Nota. Potremmo dire una sorta di Richard Manson o un Marilyn Benson.

Metallico, magro e corvino. De li Castelli.

Non posso proprio dire di esserne mai stato un fan. No, non posso. No.

Tuttavia una notte a Ottava Nota (era un programma alternativo a Buonanotte con telestudio e Tele(Al)Lupo), il tale spunta in studio con un album dei Marillion, tale Misplaced Childhood.

Folgorazione, introspezione e LP (allora mettere assieme 15-16 milalire era un problema).
Seguirono Fugazi (anche se precedente) e La Gazza Ladra (The Thieving Magpié).

Era musica barocca elettrica, alcuni spunti notevoli, molta atmosfera. Bello.

Poi la vita separa e io mi separai dai miei LP, e ricominciai coi CD. Ma troppe erano le priorità prima di pensare al porting dei Marillion.
E così, incredibile a dirsi, fino al 2005 non ricordavo nemmeno chi fossero.

Marbles è un bell’album, a risentirlo più volte ti entra dentro, non che prenda il posto di nulla. Noi dentro di spazio ne abbiamo.
Sembra molto Marillion.

Quando ho ricominciato a comprarli in CD, da Marbles indietro, appunto, ho rifatto la strada verso casa, ovvero Misplaced, Fugazi, La Gazza, Script For A Jesters Tear.

Poi ho iniziato con tutto quello che c’è in mezzo, ovvero il dopo Fish, a partire ahimé da Seasons End.

Una pippa mortale, tutto molto meccanico, molto Grag Lake & Gary Moore senza nessun appeal dovuto nemmeno al richiamo dei grandi nomi.

Ora due riflessioni si sono a lungo intersecate in questi giorni: il mio feeling con i Marillion è molto forte, tanto da avermi risparmiato tutta la pochezza che hanno fatto nel frattempo ed avermi spinto inconsciamente alla ricongiunzione solo quando ne valesse la pena; oppure ho un forma di distrazione con un gran culo…

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Just In Time (Attendere prego)

Ti svegli una mattina come le altre.

Vai a leggere la posta elettronica e trovi una e-Mail che viene dall’altra parte del pianeta, da quel tuo amico di San Francisco.

Ah, la tecnologia, rispondi, schiacci <INVIO> e pensi che in questo momento una valanga di segnali elettrici si sta propagando alla velocità del campo elettrico (che è uguale a quella della luce, WOW!) attraverso cavi e fibre sul pianeta, per raggiungere il destinatario.

Destinatario che per questioni di fuso sarà appena andato a letto e leggerà la posta fra almeno otto/dieci ore.

Ma ‘n sarà che tutta ‘sta tecnologia da corsa nun serve a’n cazzo?!