Genova, Napoli, Milano

Il Salone del pesce sostenibile.

Lo fanno a Genova.

Se l’avessero fatto a Napoli, sarebbe l’edizione partenopea del MiSex.

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Non per altro (196/2003)

Leggo stamane alla biglietteria della stazione un bel cartellone luminoso:

Per ragioni di privacy gli utenti sono pregati di aspettare il proprio turno

Non è dunque per il motivo, sul quale hanno evidentemente mentito i miei a suo tempo, che attendere il proprio turno è per questioni di senso civico e convivenza civile; non per il fatto che tutti assieme davanti allo sportello (pragmaticamente e senso civico a parte, dunque) il bigliettaio non saprebbe a chi cazzo dare retta.

No, è per la privacy.

Dunque al controllore che mi domandasse dove vado e se ho il biglietto potrei anche dire “si faccia i cazzi suoi” o “Il cliente si avvale della facoltà di non rispondere”?!

Affari suoi (franco concessionario)

Vado in una concessionaria per discutere un acquisto e far valutare la mia macchina attuale.

Valutiamo la permuta.
OK.

Parliamo del nuovo.

Che modello vuole? Ah.
Uhm, accessori? Ah!

Se la vuole così dobbiamo ordinarla.

Ci vorranno sessanta giorni pieni per averla, è un problema?

Dico: No, perché?!

Dice: Perché è un problema per noi, veda… Io la valutazione gliela faccio oggi, ma lei giustamente la macchina me la da fra sessanta giorni, ed io allora ritirerò una macchina che, avendo un anno solare in più varrà sul mercato 4/500 euro in meno.
E poi, vede, lei il saldo me lo da, giustamente, fra sessanta giorni… mi spiego?

No, non ti spieghi, a me che me ne frega?!

Zucche vuote

Il giorno 31 ottobre si festeggia, come di consueto, la ricorrenza di Halloween.
Si tratta di una delle feste più attese dai cinesi.

Infatti per festeggiare Halloween non basta essere felici e mangiarci su, brindare con gli amici convenuti o scambiarsi i biglietti di auguri per posta, poiché nessuno di noi saprebbe cosa cazzo scriverci sui biglietti visto che, giustamente, ignoriamo persino cosa sia Halloween.

Né avremmo qualcosa cui brindare, visto che mancano frasi di circostanza per questa ricorrenza, frasi di cui è ben nutrita ogni altra ricorrenza fasulla di cui sia almeno un po’ (anche poco poco) permeata la nostra cultura in dismissione.

Quanto al mangiare tutti assieme, il dubbio: si può mangiare ad Halloween?
E chi cazzo lo sa?!
Non sarà che bisogna solo vomitare tutti assieme alla mezzanotte?
Oppure infettarsi con bacilli che provocano la cacarella e raggiungere all’unisono il colorito bianco standard (RAL 1070) di Halloween?

Eh, chissà…

Siccome per l’appunto ignoriamo tutto questo, ma è una festa e non festeggiare è da sfigati, a qualche certezza dobbiamo aggrapparci.
Non avendo tradizioni e costumi in merito, compriamo.

Ecco i ciaffi da Halloween, le maschere da morto, le candele da zucca, le zucche da candela, le mani da strega, i capelli da mummia ed altri accessori da stronzo vero come il vomito finto, la merda di plastica col fischietto (un grande ritorno!), gli insetti finti da attaccare addosso, i cappelli da fattucchiera e da mago (e chi l’ha mai vista una fattuchiera in vita sua? chi me lo dice che il cappello lo porta così? Macchettefrega è Halloween!).

E per le atmosfere cupe le candele all’essenza cimiteriale, i rossetti neri, le finte occhiaie (andassero a lavorare in fonderia, vedi che occhiaie permanenti), le lampadine a luce viola e le befane riciclate con l’altoparlante che le fa sghignazzare, il giochetto dello scheletro a molla che prende la monetina che gli poggi sulla cassa-salvadanaio.

Tutta roba di produzione cinese, appunto.

Auguli.

* * *

Immagine da http://www.supereggplant.com/archives/halloween%20candy.JPG

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Donna, mamma, papà, nonni, morti

Ce ne ricordiamo una sola volta l’anno, e tutti insieme, in modo che ci si veda e che si veda che ci siamo ricordati.
E per mostrare a tutti che che ce ne sbattiamo le palle per i restanti 364 giorni, portiamo fiori finti.

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Colpa o merito tuo

La scherma non è uno sport, è uno strano stile di vita. Non c’è un arbitro cornuto, non c’è un bastardo che ha comprato l’incontro o che l’ha venduto, non c’è un riflettore messo male che t’ha abbagliato, non c’è un avversario che ti guarda male, insulta un tuo parente o fa le smorfie per distrarti. Non c’è la neve troppo soffice o troppo dura, non c’è un meccanico coglione che non ha stretto la fascetta o una giapponese che ha sbagliato la mescola. Non c’è uno del pubblico che tossisce quando batti e non c’è quella zoccola dell’avversaria con la gonna troppo corta e tu che non sei indifferente lì a distrarti. Non c’è troppo sole o troppo freddo e non piove mai. Non c’è la prova tivvù e non c’è la moviola. Non ci sono chiappe al vento né sise che sfuggono al trattenimento, non ci sono impennate da brivido né sorpassi al calor bianco, non ci sono fenomeni, apparentemente, ma non arrivi a certi livelli se non lo sei davvero, qualcuno.

Ci sei tu e ce n’è un altro dall’altra parte, nelle tue stesse condizioni.
Se hai vinto non hai avuto culo; se hai perso non meritavi di vincere.
E dopo, comunque sia andata, sei sempre tu, anche un po’ di più di prima.
E se hai vinto sei non solo bravo, ma sei stato bravo da solo.

Nulla che possa piacere in televisione, fortunatamente.

* * *

Immagine da http://www.repubblica.it/2003/e/gallerie/sport/vezz/afp69192470910214010_big.jpg

La’… laaascia (pagoìo)

Dai fa’ vede quant’è… steccamo… ma figurati, faccio io: ho invitato io e faccio io… ma nunesiste… famo a mezzi… noo essù… ma la’, laaascia: nun ce viengo più… se fai sempre ccosì nun è giusto.

E tiette le mano ‘n tasca… nun tocca’ er portafoji!
Famo à la romana.

Ma che usciamo a fare con qualcuno? Per il gusto di litigare su chi paga?
Quale beneficio porta una serata conclusasi con le pippette di rito sul pagoìo?!

Voi paga’ te?
Ma fa come te pare…
E paga, tie’!
Ma nu’mme mannà la robba pe’traverso!
Anzi, se paghi te,
‘scimo più spesso.

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